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We World Index, l’Italia scende in classifica

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Giunto alla sua quinta edizione, il WeWorld Index è l’ unico rapporto al mondo che misura l'inclusione di bambine, bambini, adolescenti...

Giunto alla sua quinta edizione, il WeWorld Index è l’unico rapporto al mondo che misura l'inclusione di bambine, bambini, adolescenti e donne, in 171 Paesi al mondo. È promosso da WeWorld-Gvc Onlus, organizzazione italiana indipendente che lavora in 29 Paesi, compresa l’Italia, per promuovere progetti di cooperazione allo sviluppo e aiuto umanitario. Il WeWorld Index è stato presentato oggi a Roma.

Il rapporto utilizza 34 indicatori, non solo economici ma anche sociali, 14 dei quali riguardano il contesto in cui vivono i bambini: ambiente, accesso all’acqua, presenza o meno di conflitti, democrazia… Ci sono poi circa 20 indicatori che riguardano gli ambiti sociali specifici degli under18 e delle donne. L’inclusione è intesa in un’accezione innovativa, nella prospettiva degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Riguarda non solo la sfera economica, ma tutte le dimensioni del sociale: educativa, economica, sanitaria, culturale, politica, ambientale…

Il focus tematico dell’edizione 2019 sono i conflitti come barriera all’educazione. «Nel mondo, oltre 100 milioni di bambini e bambine che non vanno a scuola vivono in contesti di crisi create da conflitti e guerre», dichiara Marco Chiesara, presidente di WeWorld-Gvc Onlus. «Le scuole sono sotto attacco e non possiamo aspettare la fine delle crisi per sostenere l’istruzione. Non può esserci, infatti, progresso senza pace e stabilità. È quindi necessario avviare programmi di educazione in emergenza prima possibile, per creare un ambiente scolastico ed educativo pulito, sano e sicuro (specie per le bambine). Oltre un terzo dei nostri programmi nel mondo, 40 su 120, riguardano contesti di emergenza, in cui l’aiuto ai bambini, alle bambine e agli insegnanti è per WeWorld-Gvc una priorità».

  • La classifica

WeWorld Index 2019 misura 171 Paesi, comparando le condizioni e la qualità della vita di donne e bambini e raggruppando i Paesi in una classifica finale, da quelli con miglior tasso di inclusione ai Paesi caratterizzati da gravissima esclusione.

«Promuovere e difendere i diritti dei bambini insieme a quelli delle donne è importante perché si tratta delle categorie più a rischio di povertà, esclusione e violazioni di diritti umani», commenta Stefano Piziali, Responsabile Advocacy, Policy e Partnership WeWorld Onlus.

In vetta all’indice per inclusione di bambini/e, adolescenti e donne ci sono i Paesi del Nord Europa. Il primo Paese in classifica è la Norvegia, seguita da Islanda, Svezia e Danimarca, Svizzera e Finlandia. Seguono il Canada, la Nuova Zelanda e l’Australia. Questi Paesi si confermano le aree con le migliori condizioni di vita per bambine/i, adolescenti e donne. «Il posizionamento dei Paesi del Nord Europa fa riflettere sul grado di forza del loro sistema di welfare, che è ineguagliabile a livello mondiale», spiega Stefano Piziali. Buona inclusione anche in Francia, Germania e Gran Bretagna, mentre solo sufficiente l’inclusione negli Stati Uniti (appena un punto in più dell’Italia).
L'ultimo Paese in classifica è la Repubblica Centrafricana (171°), che si conferma per il quinto anno consecutivo il peggior Paese al mondo per l’inclusione di bambini/e e donne. Rispetto al 2018 il divario tra il primo paese in classifica e l’ultimo è peggiorato di 6 punti, perché il paese africano continua ad allontanarsi dalla media mondiale.

Uno degli elementi più significativi dell’edizione 2019 dell’index è il progresso indiano: grazie all’ingresso dell’India nella categoria dei Paesi con insufficiente inclusione diminuisce di circa 1,4 miliardi la popolazione dei Paesi con gravi forme di esclusione di bambine/i adolescenti e donne.

Nelle due categorie della grave o gravissima esclusione coi sono solo Paesi africani oltre a alcuni Paesi del Medio Oriente, dell’Asia e del Pacifico: Yemen (165°), Afghanistan (162°), Siria (153°), Pakistan (145°), Papua Nuova Guinea (141°), Haiti (134°), Bangladesh (131°), Iraq (129°), Timor Est (125°). In fondo alla classifica si confermano i Paesi dell’Africa subsahariana. Un fattore che accomuna quasi tutti i Paesi che si sono posizionati in fondo alla classifica è la presenza di conflitti interni o internazionali o un alto grado di insicurezza (Repubblica Centrafricana, Ciad, Mali, Sud Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Niger, Yemen, Afghanistan, Burkina Faso Siria, Burundi). Il cambiamento climatico è un altro fattore di crisi che colpisce vari Paesi che si sono posizionati tra gli ultimi.


by Cristina Barbetta via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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We World Index, l’Italia scende in classifica
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