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Mario Giro: Zamagni ha ragione, i cattolici si sveglino

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La denuncia di Stefano Zamagni coglie nel segno : il disprezzo del povero e la guerra sociale tra ultimi e penultimi sono stati fomentati d...

La denuncia di Stefano Zamagni coglie nel segno: il disprezzo del povero e la guerra sociale tra ultimi e penultimi sono stati fomentati dall’esclusione della società civile organizzata (segnatamente il terzo Settore) dal dibattito pubblico e dalla politica (vedi qui il j'accuse di Zamagni). Purtroppo, complici il miraggio della disintermediazione e l’infatuazione per il virtuale (social media ecc.), non solo la destra ma anche la sinistra ci è cascata. Ma la destra al governo ha iniziato una vera e propria offensiva contro la società civile, come dice Zamagni, mai vista in Italia. I fatti sono chiari: la riforma della legge sul terzo Settore langue; l’attacco al non-profit (ricordate il tentativo di raddoppio dell’Ires?) prosegue; assieme alle famiglie migranti anche i senza fissa dimora sono stati esclusi dal reddito di cittadinanza (alla faccia del “prima gli italiani” e del “aboliamo la povertà”); non è stato finanziato il fondo per i non-autosufficienti e nessuna vera politica per la famiglia è stata messa in atto (salvo polemiche ideologiche tipo convegno di Verona). Si potrebbe aggiungere a questa lista la mancanza di una legge sull’integrazione; la spinta verso la clandestinità di circa 80.000 richiedenti asilo mediante i decreti sicurezza; la fine del sistema SPRAR; la criminalizzazione delle ONG (iniziata prima di questo governo purtroppo!); la persistente mancanza di norme su Alzheimer e SLA; i prossimi previsti tagli alla sanità (ormai gli italiani sono dei “curati a metà”); il definanziamento del fondo per le periferie; la mancanza di una politica in favore della ripresa demografica; l’assenza di interesse per le zone interne in via di spopolamento e così via.

Zamagni sostiene che esista una vera e propria aporofobia: disprezzo e paura del povero. Chiama altresì a raccolta il mondo del sociale, al 70% cattolico. E’ ciò che Democrazia Solidale (DemoS) ha iniziato a fare da meno di un anno. Convinti come siamo che la “strategia della polverizzazione e della diaspora ha fatto dei cattolici come delle reclute di questo o quel gruppo”, abbiamo deciso di entrare sul terreno della politica. Non è più il tempo di pre-politica: occorre far contare le istanze e i valori del nostro mondo, e più largamente dell’universo del sociale, in maniera più incisiva e rappresentativa. DemoS ha iniziato un lungo cammino nella società a partire dal basso, e cioè dai territori, dalle periferie, dai luoghi di sofferenza ma anche da quelli dell’impegno civile.

I veri problemi che abbiamo oggi in Italia sono tutti quasi esclusivamente di tipo sociale (fatto salvo il debito pubblico): solitudine; odio e rancore sociale; diseguaglianze crescenti; razzismo; periferie degradate; decrescita demografica; abbandono delle aree interne; devastazione dell’ambiente; depauperamento dei borghi; mancanza generale di manutenzione. La gente è arrabbiata e pronta a odiare (seguendo gli imprenditori della paura) perché più sola o non ascoltata. In giro c’è un’aria di depressione e di declino, di sfiducia e di rassegnazione. La sinistra è troppo presa dai suoi equilibri interni per accorgersene; la destra è in preda ai demoni sovranisti e spiega tutto con il mantra della sicurezza. I CinqueStelle sono incerti: favorevoli alla disintermediazione anche loro, e sospettosi della società purtroppo, restano incerti sul da farsi.

DemoS vuole essere una forza politica “ecumenica” nel senso della sintesi culturale e valoriale che la Costituzione repubblicana opera delle plurime tradizioni italiane. Tale ecumenismo politico tiene assieme le radici dell’umanesimo soldale italiano che scaturisce dalle sue radici storiche e vitali, per operare una nuova lettura solidale del presente. Le esperienze che danno nascita a DemoS devono molto alla tradizione cristiana di solidarismo, impegno sociale e cura del creato: una tradizione non esclusiva ma inclusiva di altre esperienze e tradizioni laiche. In politica le identità infatti non possono mai diventare una regola assoluta ed escludente, come purtroppo si usa far oggi. Ciò aumenta la frammentarietà sociale già molto avanzata. Pensiamo al contrario che il dinamismo della società civile italiana sia la matrice reale di ogni buona politica: in esso si concentra l’esperienza dei territori e delle autonomie, del sociale, del non-governativo, del terzo settore, della scelta volontaria, dell’associativo, dei bisogni, delle culture, delle risorse e delle persone. In altre parole in essa si concentra l’indipendente e libera volontà dei cittadini associati. DemoS vuole essere una forza politica che fa sue le esigenze di comunità e di uguaglianza di cui c’è tanto bisogno oggi in Italia, affrontando il terreno della politica con stile nuovo, non gridato né contrapposto ma ragionevole e alla ricerca di soluzioni concrete. Più che fare grandi riforme, oggi in Italia c’è molto bisogno di manutenzione e riparazione: manutenzione delle istituzioni e del sistema di pesi e contrappesi istituzionali; manutenzione delle leggi e dei processi che esse innescano; manutenzione delle infrastrutture, delle scuole e degli ospedali; riparazioni in tante zone d’Italia abbandonate o trascurate...

Sopra ogni cosa DemoS vuole incarnare la difesa di quei principi di libertà e giustizia che fanno parte della tradizione repubblicana e che proteggono la nostra coesione nazionale e la convivenza pacifica nella società. Per questo condividiamo l’appello di Zamagni consci che per i cattolici è venuto il tempo di passare dalla formazione alla politica, certo in modo nuovo che nel passato. Noi già ci siamo.

(nella foto Mario Giro con Pietro Bartolo candidato alle europee)


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Mario Giro: Zamagni ha ragione, i cattolici si sveglino
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