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Il miliardo di euro per Notre Dame? Più che generosità è marketing oculatissimo

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«Una spiegazione può certamente essere il regime premiante rispetto alle donazioni che ha la Francia», sottolinea Raffaela Sobrero, esperta...

«Una spiegazione può certamente essere il regime premiante rispetto alle donazioni che ha la Francia», sottolinea Raffaela Sobrero, esperta di CSR e fondatrice di Koinètica, prima realtà in Italia dedicata in modo esclusivo alla responsabilità sociale d’impresa.

In effetti in Francia le donazioni godono di deduzioni molto marcate, il che significa che il sistema francese incoraggia le donazioni. In generale, non soltanto per Notre-Dame. La legge Aillagon, che prende il nome del ministro della Cultura che c’era quando è stata introdotta, nel 2003 (Jean-Jacques Aillagon, gollista chiracchiano), stabilisce il regime delle donazioni a patto che vengano fatte a organismi riconosciuti dallo stato come “difensori dell’interesse collettivo”. Le persone fisiche beneficiano di una riduzione d’imposta sui redditi pari al 66 per cento del totale della donazione, sempre dentro al limite del 20 per cento del reddito imponibile. Per i redditi più alti, che beneficiano dell’imposta Ifi (la tassa sui beni immobiliari) introdotta da Macron, la detrazione arriva fino al 75 per cento dell’ammontare della donazione. Per le aziende, il credito d’imposta è del 60 per cento della donazione con un plafond previsto dello 0,5 per cento del giro d’affari dichiarato in Francia. In Italia le erogazioni liberali dirette alle onlus sono regolamentare dal d.l. 14/03/2005, che prevede il 10 per cento di deducibilità dal reddito imponibile con un massimo di 70 mila euro. È possibile anche seguire la strada delle detrazioni (le due strade sono alternative) che è prevista dal Tuir, e che è pari al 26 per cento per le donazioni fino a 30 mila euro, ma per i redditi medio-alti non è appetibile, cioè non è incoraggiante.

Aillagon ha proposto di definire Notre-Dame “tesoro nazionale” in modo da portare la detraibilità al 90 per cento. Il governo definirà le regole di questa donazione in settimana, e ci saranno differenze per le donazioni inferiori e superiori ai 1.000 euro in modo da incoraggiare i contributi più ridotti che però allargano la rete della solidarietà, un po’ come avviene nelle campagne elettorali americane: tanti contributi piccoli sono sintomo di consenso e di vivacità di una candidatura più che i grandi contributi (che hanno comunque un tetto, e che sono comunque necessari).

Ma per Sobrero, «la vera spiegazione non è questa». A confermarlo c’è il fatto che sia Pinult che il gruppo Lvmh, che hanno messo sul piatto da soli 400 milioni di euro, hanno già annunciato che non si avvarranno di deduzioni e detrazioni.

«Bisogna fare un discorso ahimé più cinico», sottolinea la fondatrice di Koinetica, «in questo modo le aziende stanno cercando consenso. Un'azione legata ad un'icona del Paese dà loro la possibilità di fidelizzare e pubblicizzare il proprio impegno sociale. Questa esigenza, lo testimoniano tutte le ricerche, l'ultima delle quali è stata pubblicata da Ipsos, è data dalla richiesta sempre più esplicita dei consumatori che le aziende abbiamo questo engagment con il territorio e la società, che abbiano un ruolo attivo in ambito sociale».

Ecco perché è un buon investimento spendere 200 milioni per Notre Dame. «L'obiettivo è fidelizzare i consumatori, dimostrare il legame dell'azienda con il territorio e l'interesse er i simboli distitntivi di quella comunità. Questo senza contare che quello che è successo va a toccare una sfera emotiva ed emozionale molto forte», sottolinea Sobrero.

Eppure altre tragedia, con ricadute molto più drammatiche in termini di vite umane perse, non hanno visto questa corsa all'intervento. Sobrero ha le idee chiare: «Dobbiamo dirci le cose come stanno anche se sono sgradevoli: la commozione in quei casi era troppo distribuita. Uno zunami che fa 130 mila decessi non ha segni distintivi riconoscibili e forti. Non ha elementi simbolici forti. E quindi dal punto della comunicazione non aveva lo stesso impatto».

La Fondation Abbè Pierre, che da decenni si occupa di lotta all'emarginazione, nonostante la nobiltà della causa della ricostruzione della Cattedrale, su Twitter ha lamentato la poca disponibilità dei grandi gruppi nell'ordinaria lotta alla povertà: «400 milioni per Notre-Dame, grazie Kering, Total e Lvmh per la vostra generosità. Siamo molto legati al luogo dei funerali dell'Abbé Pierre. Ma siamo anche molto legati alle sue battaglie. Se poteste dare l'1% ai bisognosi, saremmo soddisfatti».


by Lorenzo Maria Alvaro via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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Il miliardo di euro per Notre Dame? Più che generosità è marketing oculatissimo
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