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L'Italia della bellezza sfida la crisi con la qualità

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Io sono cultura è l’unico studio in Italia che, annualmente (questa è l’ottava edizione ), quantifica il peso della cultura e della creati...

Io sono cultura è l’unico studio in Italia che, annualmente (questa è l’ottava edizione), quantifica il peso della cultura e della creatività nell’economia nazionale. I numeri dimostrano senza ombra di dubbio che la cultura è uno dei motori della nostra economia e della ripresa.
Dall’analisi emerge con chiarezza quanto il “sistema Italia” debba a cultura e creatività: il 6,1% della ricchezza prodotta in Italia, nel 2017, pari a oltre 92 miliardi di euro. Ma non finisce qui: perché il Sistema Produttivo Culturale e Creativo (Spcc) ha un effetto moltiplicatore sul resto dell'economia pari a 1,8. In altre parole, per ogni euro prodotto dal Spcc, se ne attivano 1,8 in altri settori. I 92 miliardi e più, quindi, ne “stimolano” altri 163, per arrivare a 255,5 miliardi complessivamente generati dall’intera filiera culturale; il 16,6% del valore aggiunto nazionale, col turismo come principale beneficiario di questo “effetto volano”. Più di un terzo della spesa turistica nazionale, esattamente il 38,1%, è attivata proprio dalla cultura e dalla creatività. Nell’anno dedicato dalla Commissione europea al Patrimonio culturale è importante ricordare il dovere morale e l’obbligo di restaurare e mettere in sicurezza l’enorme patrimonio culturale nelle aree colpite dai terremoti del Centro Italia. Una sfida che è anche l’occasione per creare un distretto di valore mondiale in cui valorizzare tecnologie, nuovi materiali e competenze. Grazie anche all’impiego, per 10 anni, dell’intera quota dell’8 per mille destinato allo Stato per i beni culturali dell’area del cratere. A questo l’Ue ha destinato notevoli risorse aggiuntive per la conservazione e promozione del patrimonio culturale.

Le industrie culturali producono, da sole, 33,6 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,2% del complessivo nazionale), dando lavoro a 488mila persone (1,9% degli addetti totali). Contributo importante anche dalle industrie creative, capaci di produrre 13,4 miliardi di valore aggiunto, grazie all’impiego di quasi 261mila addetti. Le Performing arts generano, invece, 7,9 miliardi di euro di ricchezza e 141mila posti di lavoro; a conservazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico si devono 2,8 miliardi di euro di valore aggiunto e 51mila addetti. A questi quattro ambiti, che rappresentano il cuore delle attività culturali e creative, si aggiungono i rilevanti risultati delle attività creative-driven: 34,5 miliardi di euro di valore aggiunto (il 2,2% del complessivo nazionale) e più di 579mila addetti (2,3% del totale nazionale).
Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano conta, a fine 2017, 414.701 imprese, che incidono per il 6,7% sul totale delle attività economiche del Paese.

Più del 95% delle imprese operanti nel settore Core Cultura appartiene a due soli ambiti: culturale (148mila imprese, pari al 51,1% del totale) e creativo (127.849 imprese, pari al 44,1% del totale). Rispetto al 2016, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo cresce all’interno di tutti gli ambiti, ad eccezione dell’industria creativa (-0,8%), soprattutto per il comparto editoria e stampa (94.604 imprese, -1,7% sul 2016).
Le imprese femminili sono in aumento nella filiera: sono, infatti, ben 52.297, pari al 18% delle imprese del Core Cultura, in crescita dello 0,3% rispetto al 2016. Più di una impresa femminile su due si concentra nell’editoria (il 53,9%), cui segue, a distanza, il comparto della comunicazione (18,8%).

Nel commentare il Rapporto Giovanna Barni ha sottolineato il ruolo della cooperazione che «mette al centro la persona e la forma non è indifferente nel raggiungimento dei risultati. Gli stessi visitatori non sono clienti, ma divengono comunità» e ha invitato ad allargare lo sguardo oltre al Pil. Da parte sua il presidente del Touring Club Franco Iseppi ha invitato a domandarsi il perché «questo Paese è attrattivo. Per il 90% di chi ritorna è il paesaggio e questo vuol dire: ambiente e stile di vita… Il nostro è un paesaggio antropizzato e storicizzato, ricco di eredità e offre l’opportunità di un turismo esperienziale». E in considerazione di ciò ha invitato a «investire sul volontariato culturale. Noi legando le nostre attività al paesaggio ci prendiamo cura dell’Italia come bene comune. Sono 46mila le associazioni che si prendono cura dell’Italia», ha osservato invitando a puntare sulla creazione di reti.


by Antonietta Nembri via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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L'Italia della bellezza sfida la crisi con la qualità
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