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Enti di Terzo settore (e non solo): una guida giuridica all'imprenditorialità sociale

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È un testo non solo utile, ma necessario per chi si occupa di Terzo settore e imprenditoria sociale e in questi anni ha seguito l’evoluzi...

È un testo non solo utile, ma necessario per chi si occupa di Terzo settore e imprenditoria sociale e in questi anni ha seguito l’evoluzione della riforma del comparto, quello che Alessandro Mazzullo firma per Giappichelli Editore in uscita in questi giorni con la prefazione di Stefano Zamagni sotto il titolo “Diritto dell’imprenditoria sociale-dall’impresa sociale all’impact investing”. Il saggio si sviluppa in quattro parti: Fondamenti di diritto dell’imprenditoria sociale, diritto dell’impresa sociale, gli altri enti di imprenditoria sociale e le nuove frontiere dell’imprenditoria sociale.

È noto alla stragrande maggioranza dei dirigenti di Terzo settore che entro il prossimo 2 agosto occorrerà adeguare gli statuti al nuovo codice del Terzo settore. Meno scontata è quale strada convenga prendere per realizzare un business plan sociale o per tutti quegli enti non profit che intendano finanziare la propria mission con attività commerciali di mero supporto finanziario e non più soltanto con donazioni o contributi pubblici. Mazzullo offre una bussola per orientarsi e non sbagliare la scelta. Il libro, aggiornato alla legge 11 febbraio 2019, n. 12, è infatti uno strumento rivolto non soltanto agli studiosi della materia ma anche agli operatori professionali che, a vario titolo, operano nel mondo dell’imprenditoria sociale, cercando di orientarsi tra le molteplici regole e forme giuridiche che il legislatore continua a produrre e disciplinare in tale ambito.

L’opera dunque fornisce un esaustivo inquadramento d’insieme in una prospettiva multidisciplinare che combina diritto privato, amministrativo, tributario ed europeo.

L’analisi si concentra, oltre che sui fondamenti teorici, sugli aspetti di disciplina delle imprese sociali, regolate dal recente d.lgs. n. 112 del 2017, ma anche di altre forme di imprenditorialità sociale come nel caso degli enti del Terzo settore imprenditoriali, degli enti sportivi dilettantistici, delle onlus, delle banche etiche, delle fondazioni bancarie, degli enti imprenditoriali del libro I del codice civile. Non solo. Il testo si spinge anche ai confini dell’imprenditoria sociale, mettendo sotto la lente le società benefit, le start up innovative a vocazione sociale, le imprese culturali e creative, le imprese di agricoltura sociale e, più in generale, la tematica della responsabilità sociale d’impresa e dell’impact investing.

Fin dalla titolazione il libro distingue fra imprenditoria e impresa sociale. È un punto dirimente. Da dove nasce questa scelta? «L’imprenditoria sociale comprende l’impresa sociale, ma non coincide con essa. Molti enti del Terzo settore (circa il 50% di loro fa attività commerciale), ad esempio, possono essere inseriti in quel perimetro senza assumere la qualifica di impresa sociale. Del resto se andiamo ad analizzare la legislazione europea vediamo che diversifica fra social entrepreneurship e social enterprise», risponde Mazzullo. E ancora: come definirebbe l’imprenditoria sociale? «È l’insieme di quelle imprese che antepongono a quello economico l’obiettivo dell’impatto sociale. Questo non significa che questo mondo non abbia una rilevanza economica. Tutt’altro. E l’attenzione sempre maggiore che questo mondo riscuote presso gli ambienti della finanza lo testimonia».

Il testo, vale la pena ribadirlo, esce proprio nel pieno della produzione normativa e amministrativa della riforma del Terzo settore alla vigilia del fatidico 2 agosto e all’indomani dell’approvazione del regolamento sulle attività economiche strumentali e secondarie degli ETS. «Norma prevedibilmente complessa», afferma Mazzullo, «e per certi versi contraddittoria rispetto all’intento iniziale della riforma: riconoscere il non profit per il fine che persegue, a prescindere dal modo di finanziarsi». È una fase cruciale. «Anche perché», conclude Mazzullo, «l’ampiezza giuridica e interpretativa del concetto di “imprenditoria sociale” avrà ricadute importanti su tanti fronti: per esempio sulla regolamentazione delle gare pubbliche, ma anche dei flussi di finanziamenti privati, oltre che naturalmente dal punto di vista di professionisti come notai, commercialisti e avvocati».

L’auspicio è che anche il Governo, in particolare il Presidente Giuseppe Conte autore di un bel libro sull’impresa sociale nel 2018, prenda coscienza dell’importanza strategica di questo asset economico, agevolando l’emergente affermazione di questa forma di imprenditoria che anziché disperdere, crea valore, oltre che Pil.


Alessandro Mazzullo: è stato componente delle Commissioni governative che hanno redatto la legge delega e i decreti legislativi di riforma del Terzo Settore e dell’impresa sociale. Nel 2014, in qualità di consulente, ha partecipato ai lavori del board italiano della Social Impact Investment Task Force, istituita a Londra, nel 2013, in ambito G8. Docente della materia presso diversi corsi della Pubblica Amministrazione, tra cui quelli organizzati dall’ex Scuola Superiore di Economia e Finanze. Nel gennaio del 2018 è stato nominato dal Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali come membro del Consiglio Nazionale del Terzo Settore, in qualità di Esperto di comprovata esperienza nazionale. È Relatore presso numerosi convegni organizzati da Università e Ordini Professionali in tutt’Italia, nonché autore di numerose pubblicazioni scienti che, tra cui: Il nuovo Codice del Terzo Settore. Profili civilistici e tributari, Giappichelli, 2017.


by Stefano Arduini via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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