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Capitale sociale: una risorsa indispensabile per la qualità della vita

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Il termine "capitale sociale" venne impiegato per la prima volta, nel 1916, da Lyda Judson Hanifan, ispettore delles cuole di cam...

Il termine "capitale sociale" venne impiegato per la prima volta, nel 1916, da Lyda Judson Hanifan, ispettore delles cuole di campagna della Virginia. Egli, notando la forte correlazione tra la dimensione comunitaria e il rendimento scolastico, parlò appunto di «capitale sociale», definendolo come «l’insieme dei benitangibili che contano maggiormente nella vita quotidiana delle per- sone: vale a dire, buona volontà, amicizia, solidarietà, rapporti sociali fra individui e famiglie che costituiscono un’unità sociale [...]. L’individuo, se lasciato a se stesso, è socialmente indifeso [...]. Se viene in contatto con i suoi vicini, e questi con altri vicini, si accumulerà capitale sociale che può soddisfare immediatamente i suoi bisognisociali e mostrare una potenzialità sociale sufficiente al miglioramento sostanziale delle condizioni di vita dell’intera comunità».

Nel delineare la centralità del capitale sociale, e in particolare le conseguenze della sua mancanza, Hanifan forniva una descrizione profetica di ciò che sarebbe accaduto alla maggior parte dei Paesi occidentali industrializzati a partire dagli anni Sessanta del secolo XX.

Fiducia

La rilevanza di questo tema viene ben presto riconosciuta da una nutrita serie di autori, in particolare circa il legame tra relazionia ffettivamente rilevanti, ricchezza di possibilità e qualità della vita a livello personale e sociale. Per Francis Fukuyama, un politologo statunitense di origine giapponese, il fattore principale alla base della prosperità economica di una nazione è la capacità di dare e ricevere fiducia. Le società con un alto tasso di fiducia infatti favoriscono gli scambi a tutti i livelli: informativo, affettivo, di competenze edi solidarietà; essi a loro volta incrementano il benessere e la pro-sperità. Per Fukuyama il fattore fiducia spiega perché nazioni comeGermania, Giappone e Usa abbiano dato origine a una prosperità economica molto più veloce e impressionante dei vicini Paesi rivali (Italia, Francia, Inghilterra, Russia, Cina).

Ma l’applicazione più accurata di questo concetto a livello personale e sociale, come detto, è stata elaborata da Robert Putnam, che ne ha delineato alcune caratteristiche fondamentali. Prima fra tutte, la reciprocità, molto simile alla regola d’oro evangelica, perché favorisce la condivisione nelle situazioni ordinarie e gratuite della giornata, senza spirito di competizione, rendendo possibile la trasmissione di tale patrimonio alle generazioni successive.

Il capitale sociale è per Putnam il vero lubrificante alla base della salute di una comunità coesa, un aiuto indispensabile per affrontare problemi e traumi di carattere collettivo: motivando il rendimento scolastico e la socializzazione dei bambini, garantisce sicurezza, perchécrea un clima di fiducia e di tranquillità. Ne conseguono la diminuzione del tasso di violenza e criminalità, un maggiore impegno civico e la fiducia nelle istituzioni.

Infine, sentirsi responsabili del bene altrui consente con più facilità di trovare impiego, grazie all’aiuto o al semplice passaparola della comunità. Il capitale sociale agisce sulla qualità della vita anche sotto il profilo biologico e psicologico. Per questo è indispensabile per il benessere di una società: chi è povero di relazioni puòessere con più facilità aiutato a entrare in questa rete di conoscenze.

Comunità

Quando una comunità è coesa, il senso civico è parte del vissuto ed è praticato non soltanto perché una legge lo prescrive: si pensi al pagamento delle tasse o al rispetto della pulizia dell’ambiente. Le reti sociali, inoltre, in quanto informali e gratuite, costituiscono la linfa vitale del volontariato e dell’aiuto agli ultimi (dalle attività caritative alle donazioni di sangue), rendendo un servizio essenziale allo Stato, altrimenti impotente a sopperirvi: «Fare volontariato èun segno di impegno positivo verso la politica, non di rifiuto di essa [...]. Di contro, è meno probabile che chi guarda alla politica in modo cinico, compresi i giovani, si offra volontario».

Le attività sociali importanti, legate a una motivazione gratuita, sono state portate avanti negli Usa dalla generazione che ha coltivato l’impegno civico e ha saputo contrastare l’individualismo sfrenato, che è una delle principali cause del malessere esistenziale. La mancanza di relazioni sociali, infatti, alimenta paura, rabbia ediffidenza, affida ad avvocati e legali questioni che in molti casi potrebbero essere risolte amichevolmente. E nelle situazioni di pericolo emergono drammaticamente le conseguenze della mancata fiducia.

Generatività

Un altro aspetto rilevante delle relazioni basate sulla fiducia è la generatività, cioè esse danno origine a svariati tipi di legami: «forti», con persone fisicamente conosciute, o «deboli», con persone note indirettamente (tramite scritti, racconti, testimonianze, intermediari).

Le relazioni deboli sono altrettanto importanti, perché fanno da «ponte», consentono cioè di entrare in contatto con altri gruppi e ambienti che altrimenti non si avrebbe modo di esplorare, ampliando l’ambito delle conoscenze e della libertà. I legami forti, infatti, specie se limitati e chiusi, rischiano didiventare soffocanti o di comunicare sempre le medesime cose. Anche in questi casi si tratta di relazioni per lo più gratuite, sorte nelle situazioni e occasioni più inaspettate, ma che possono risultare preziose e rinsaldarsiqualora si mantengano vivi l’attenzione e l’interesse comune.

Ricostruire il capitale sociale

È necessario pensare a una politica di rivitalizzazione del capitale, oggetto di un programma articolato e capillare.

A livello scolastico, si tratta di puntare sull’importanza dell’impegno civico (la virtù che ha reso grande l’Impero romano, secondo Edward Gibbon, e la cui mancanza è stata anche una delle principali cause della sua decadenza) e del senso di comunità.

Inoltre, occorre incentivare attività extrascolastiche volte al volontariato e all’assistenza sociale. Un programma educativo esigente ma rigoroso viene apprezzato anzitutto dagli studenti stessi. È interessante notare l’alto numero di richieste di iscrizioni a scuole impostate sul modello della vita militare: avere un orario preciso della giornata, regole chiare, un’autorità capace di farle rispettare, un gruppo coeso di riferimento sono aspetti ricercati dai giovani come aiuto per una vita ordinata e regolare, per esprimere le loro capacità e contrastare l’ozio e la noia.

Per quanto riguarda i media, Putnam intravvede cinque problematiche circa un loro possibile uso a servizio del capitale sociale:

  • garantire a tutti la possibilità di accesso a internet;
  • questo accesso tuttavia non deve comportare la spersonalizzazione degli utenti: chi naviga deve avere la garanzia di potersi fidare di ciò che visiona e dell’identitàdelle persone con cui entra in relazione;
  • contrastare la «balcanizzazione cibernetica». In altre parole, non restringere i contatti ai soliti chela pensano allo stesso modo, ma favorire i ponti verso le relazioni deboli viste sopra, elaborando progetti in comune;
  • individuare i fattori che promuovono la comunicazione e la creatività;
  • contrastare la tendenza a ridurre internet a «un mezzo di divertimento passivo e privato». Queste sfide sono la chiara dimostrazione che la comunicazionetelematica sarà complementare, non alternativa alle comunità reali.

Un altro fronte decisivo da valorizzare è la qualità dello svago, essenziale per la qualità del vivere insieme, che favorisca lo scambio, le relazioni e la costruzione di progetti comuni. Il primo gruppo da coinvolgere è ovviamente quello degli adulti, forse la fascia più in crisi dal punto di vista degli ideali di vita e in grande difficoltà ad attuare il «patto generazionale», la trasmissione ai giovani, anzituttocon l’esempio, del patrimonio vitale.

Per svolgere in maniera efficace tale compito indispensabile, glia dulti possono essere coinvolti a vari livelli: da chi lavora nell’edilizia o nella progettazione del quartiere alle attività ricreative e culturali (gite, feste, manifestazioni, mostre), a chi opera nella programma-zione informatica. Investire sui luoghi di ritrovo legati alla natura (ciò che Putnam chiama, nell’ultima pagina del suo libro, «incrementare i picnic») può aiutare a rinforzare il capitale sociale.


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Capitale sociale: una risorsa indispensabile per la qualità della vita
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