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Apepak, l'alternativa alla plastica che crea lavoro etico

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A metà di questo secolo i nostri mari rischiano di essere abitati più da plastica che da pesci. Ma come invertire la rotta? Come ridurre...

A metà di questo secolo i nostri mari rischiano di essere abitati più da plastica che da pesci. Ma come invertire la rotta? Come ridurre l’utilizzo, per esempio, della pellicola per alimenti usa e getta? Massimo Massarotto e sua moglie Molly hanno avuto un’idea che si è tramutata in un prodotto innovativo, ecologico e allo stesso tempo etico. Il suo nome è Apepak: teli di cotone biologico a filiera etica imbevuti di cera d’api che permettono di sigillare gli alimenti (esclusa la carne cruda e i prodotti oleosi).
Riutilizzabili e lavabili, garantiti per almeno cento utilizzi questi quadrati di stoffa si presentano come il sostituto ideale della pellicola per alimenti, risparmiando così all’ambiente l’immissione di altra plastica.

Ma come si è arrivati ad Apepak? Lo abbiamo chiesto a Massimo Massarotto (nella foto), 37enne originario di Castelfranco Veneto che con la moglie vive in California dalle parti di San Francisco. «La prima intuizione è arrivata da mia moglie, lei è originaria della Napa Valley, e questi involucri in stoffa e cera sono in commercio da diverso tempo. Un paio di Natali fa» ricorda Massarotto, «abbiamo pensato di realizzare in casa questi quadrati di stoffa imbevuti di cera. Li abbiamo realizzati con degli scampoli in modo molto artigianale e li abbiamo regalati ai nostri parenti in Italia».
Il feedback è stato ottimo. «Quando abbiamo visto che nessuno li commercializzava in Italia abbiamo pensato che si poteva fare qualcosa. Però bisognava trovare qualcuno che realizzasse Apepak. Non potevamo certo farlo qui negli Usa e poi spedirlo», osserva Massarotto sottolineando come un prodotto che si definisce e vuol essere a basso impatto ed ecologico non può certo fare migliaia di chilometri per arrivare ai clienti. «La riduzione del trasporto è fondamentale. I problemi dell’inquinamento sono davvero globali e per questo era necessario cercare e trovare le materie prime ma anche chi realizzasse fisicamente il prodotto in Italia. Perché Apepak è un progetto italiano, fatto da un italiano e prodotto in Italia», tiene a precisare.


In alto alcuni passaggi della realizzazione di Apepak, sotto alcuni soci lavoratori della cooperativa sociale Sonda

Cercando una soluzione che fosse anche etica, Massarotto ha iniziato a cercare alcune cooperative sociali: «Mi stavo scoraggiando, anche perché molte di quelle che avevano gli alveari si erano dimostrate un po’ scettiche, poi mi sono ricordato di Francesca un’amica degli anni in cui vivevo in Italia e che lavorava in una cooperativa sociale e l’ho convinta a fare un laboratorio per la realizzazione di Apepak».

L’amica è Francesca Amato, vice presidente della cooperativa sociale Sonda onlus, realtà nata una ventina di anni fa in ambito dipendenze «gestiamo una comunità, abbiamo servizi diurni e semiresidenziali, facciamo attività di prevenzione nelle scuole. Da alcuni anni ci occupiamo anche di nuove dipendenze, ma non solo», racconta. «Tra le attività ci occupiamo anche di reinserimento lavorativo e abbiamo dei laboratori» continua. Amato è anche la referente del progetto Apepak che in questo momento tra soci svantaggiati e non occupa sette persone. «A convincerci ad aderire al progetto sono state due osservazioni», spiega: «Occupandoci di benessere della persona l’ecologia è uno spunto interessante. Il prodotto Apepak è particolare e permette anche a una persona con difficoltà di realizzarlo mettendoci del proprio e di farlo come lavoro. Di solito i nostri lavori erano di assemblaggio, mentre in questo caso si tratta di realizzare un prodotto dall’inizio alla fine», sottolinea Amato. Dalla ricerca dei materiali alla spedizione è tutto fatto dai soci lavoratori della cooperativa sociale «in questo modo tutti si sentono protagonisti ed è un lavoro artigianale».

L’originalità di questo prodotto riveste anche un aspetto educativo all’interno della cooperativa «Le persone che lavorano su Apepak si rendono conto dell’importanza del rispetto e della cura dell’ambiente che è un modo di avere cura della casa» conclude la vicepresidente di Sonda che ricorda anche i continui scambi con Massimo Massarotto dall’altra parte del mondo anche perché in questo momento l’idea è quella di ampliare il laboratorio «ci stiamo attrezzando per aumentare la produzione, senza però perdere l’artigianalità».

Ma come funziona Apepak? «La cera d’api è naturalmente antisettica e idrorepellente, tende quindi a non sporcarsi. Lo si può lavare con acqua fredda e sapone naturale. Noi abbiamo messo come livello di utilizzo un centinaio di volte», dice con entusiasmo Massarotto che ha un obiettivo: avere Apepak in tutti i supermercati. «La speranza è quella di dare a tutti l’opportunità di poter acquistare un prodotto che è una vera alternativa all’usa e getta che sta uccidendo il nostro ambiente. Perché anche se è molto importante il riuso e il riciclo, la vera scommessa è non produrre inquinanti», conclude.


Nel video un tutorial sull'utilizzo di Apepak

Del resto il prodotto promette di risparmiare un metro quadrato di pellicola di plastica a ogni utilizzo e allo stesso tempo chi acquista un kit (contenente da due a tre quadrati di Apepk di diversa misura) contribuisce a remunerare il lavoro di un socio svantaggiato della cooperativa sociale Sonda. Insomma ecologia ed etica si danno la mano.


by Antonietta Nembri via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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