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Viaggio alle radici delle nuove imprese di comunità

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L’impresa di comunità è un fenomeno nuovo e antico allo stesso tempo. Si colloca nell’alveo dell’impresa moderna, nata con il capitalism...

L’impresa di comunità è un fenomeno nuovo e antico allo stesso tempo. Si colloca nell’alveo dell’impresa moderna, nata con il capitalismo durante la Rivoluzione industriale, ma non appartiene al campo dell’impresa capitalistica. Sin dall’Ottocento, accanto a questa, che è preordinata al soddisfacimento degli interessi del capitale, si è sviluppato un ampio insieme di forme d’impresa che, pur essendo a controllo privato, sono caratterizzate da finalità diverse da quelle delle imprese capitalistiche e sono appartenenti al Terzo settore. Qui troviamo l’impresa di comunità, la quale si caratterizza essenzialmente per due caratteristiche: il beneficio per la comunità creato attraverso un’attività d’impresa e la partecipazione dei suoi membri – destinatari ultimi del beneficio – alla gestione di essa. I primi esempi di questa forma di impresa si manifestano alla fine dell’Ottocento, quando appaiono le prime cooperative che producono beni o servizi di interesse generale per una comunità locale, come le cooperative elettriche, le cooperative del credito (casse rurali e artigiane), alcune cooperative di produzione (come le latterie sociali) e di consumo. È un processo storico tutt’altro che lineare, che vede il nascere e il rapido scomparire di diverse iniziative imprenditoriali di questo tipo, ma anche il consolidarsi di altre, e poi la trasformazione di queste e l’emergere di nuove.

Oggi si assiste a una rinascita del fenomeno in nuove forme, sia riguardo agli aspetti organizzativi sia ai campi di intervento. Si osserva, d’altra parte, anche un crescente interesse nella società per forme aggregative e di attivismo civile nuove e in nuovi settori di attività. Ciò si incrocia con il percorso storico dell’impresa di comunità e fa sì che per l’impresa di comunità ci sia oggi un interesse che in passato è talvolta mancato, principalmente nei periodi di massima forza e espansione dell’impresa classica, da una parte, e dell’intervento pubblico nell’economia, dall’altra. In concomitanza con l’appannarsi di entrambi, l’impresa di comunità è diventata, almeno a livello ideale e progettuale, di grande attualità. Il libro “Imprese di comunità. Innovazione istituzionale, partecipazione e sviluppo locale” (il Mulino) si concentra sulla parte più recente di questo percorso, in particolare sulle nuove forme di impresa di comunità. Si tratta di un complesso di esperienze che è in rapida crescita ed evoluzione e, inoltre, presenta al suo interno un’ampia diversificazione a seconda dei luoghi di vita nelle quali queste imprese emergono e operano. Tutto ciò lo rende un oggetto non facile da identificare, classificare e quindi analizzare. Il presente lavoro intende portare un contributo in questo senso.

Se guardiamo alle nuove forme di imprenditorialità comunitaria emergenti in questi ultimi anni e alla loro evoluzione rispetto al passato, una prima pressante esigenza che emerge è l’acquisizione di maggiori conoscenze sul fenomeno. Cos’è esattamente oggi l’impresa di comunità? Perché sorge? In quali forme concrete si manifesta? Sono queste le prime basilari domande a cui il libro si rivolge. È importante anche il modo in cui le domande vengono affrontate, il quale deve ovviamente essere funzionale al tipo di lettore al quale ci si rivolge. Il libro non nasce con intenti esclusivamente o anche principalmente accademici. Il suo obiettivo è quello di contribuire a chiudere il gap tra il rinnovato interesse per l’impresa di comunità, e le sue effettive potenzialità. Il libro vuole mettere a disposizione dei cittadini, policy maker e ricercatori desiderosi di approfondire questo tema alcune nozioni e informazioni di base che li possano aiutare a capire e eventualmente agire.

Per mettere meglio a fuoco la natura di questo lavoro, è opportuno ricordare come nasce. Tutto prende le mosse da una ricerca empirica sull’impresa di comunità in Italia, promossa e condotta da Euricse attraverso studi di caso. La scelta di questa metodologia è giustificata dalle caratteristiche già ricordate del fenomeno: novità, eterogeneità, bassa numerosità.

La struttura del libro si articola su due livelli: uno teorico-concettuale e uno empirico-descrittivo. Per impostare l’indagine sul campo era necessario elaborare una griglia concettuale, e a questo è dedicata la prima parte del libro, che poi prosegue affrontando una serie di tematiche concrete, con stretto riferimento agli studi di caso dell’indagine empirica. La natura dell’indagine empirica traccia anche i confini del libro. Dato lo scarso consolidamento del fenomeno, e l’assenza di dati certi sulle imprese di co­munità presenti in Italia, l’obiettivo di censire in modo esaustivo questa realtà era prematuro e difficile da realizzare. Non era pertanto negli obiettivi del lavoro tracciare un quadro completo della realtà attuale dell’impresa di comunità in Italia, ma piuttosto isolare, sulla base dei casi studiati, le tendenze che al momento sembrano più significative, senza pretese di completezza. Riteniamo che il materiale raccolto sia sufficiente per avviare una prima riflessione, ma costituisca anche un’importante base di partenza per approfondimenti futuri. L’auspicio è che questo primo passo serva a stimolare un più ampio dibattito nel pubblico non accademico e a suscitare interesse, curiosità e nuove idee nella cittadinanza. Il libro è infatti un’occasione. Innanzitutto per articolare il tema, sviluppando una riflessione sul futuro delle imprese di comunità. Il fine ultimo è aiutare cittadini e policy maker a riconoscere (e valorizzare) le determinanti della nascita delle imprese di comunità, individuando quali caratteristiche dovrebbero avere le politiche pubbliche per spingere la società civile a costruire nuove reti di relazioni sociali, a riguadagnare fiducia collettiva e per ridisegnare il ruolo delle istituzioni pubbliche nella gestione dei beni e dei servizi di interesse generale e nell’interazione con i cittadini.

In foto: un'immagine dei lavori dell'ultima edizione della scuola delle cooperative di comunità organizzata da Confcooperative e Legacoop a Succiso e Cerreto Alpi, nell’alto Appennino reggiano​

GLI AUTORI

*Pier Angelo Mori è professore ordinario di Economia politica nell’Università di Firenze.

**Jacopo Sforzi, PhD in Sociologia economica all’Università di Brescia, è ricercatore presso Euricse (European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises) di Trento.


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Viaggio alle radici delle nuove imprese di comunità
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