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L'egopower tra gli scaffali premia prodotti bio, etici e del territorio

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Il modo di consumare o di non farlo può essere la chiave per leggere l’oggi. E lo dimostra la ricerca “Miti dei consumi, consumo dei miti”...

Il modo di consumare o di non farlo può essere la chiave per leggere l’oggi. E lo dimostra la ricerca “Miti dei consumi, consumo dei miti” realizzata dal Censis in collaborazione con Conad dalla quale emerge un ritratto degli italiani caratterizzato dall’egopower. In pratica, la dinamica dei consumi mostra come la filosofia dominante guardi molto all’io, a ciò che “mi fa stare bene” e in base a ciò i consumatori selezionano i prodotti. Sotto la lente della ricerca e della tavola rotonda che si è tenuta venerdì 8 settembre a Milano l’immaginario collettivo degli italiani, la politica, le scelte e ovviamente la crisi in cui siamo immersi.

Ma cosa emerge dalla ricerca? A raccontarlo Francesco Maietta, responsabile area politiche sociali di Censis. Che l’Italia sia in recessione, lo sappiamo ufficialmente da pochi giorni «ma gli italiani lo sapevano già. Le famiglie lo dicevano già all’inizio dell’anno», ha osservato Maietta. Il 70,5% degli italiani, infatti, è convinto che nei prossimi dodici mesi non potrà spendere di più per i consumi, dato che risulta più alto nei territori con una maggiore capacità di spesa: il 75,9% al Nord-Ovest, il 69,4%. Il potere d’acquisto delle famiglie è basso e non è ancora tornato ai livelli pre-crisi: -6,3% nel 2017 rispetto al 2008. Anche i consumi stentano: -2% nello stesso periodo. «E i soldi restano fermi: la liquidità è aumentata del 17,1% nel periodo 2008-2018, come se le famiglie dicessero “non si sa mai”». Da non trascurare il contesto: il rancore e l’incattivimento sociale perché la non ripartenza dei consumi non può essere spiegato solo dai redditi stagnanti. «Se la società è incattivita e ostile, allora tanto vale pensare a me stesso e alla mia famiglia»: ecco la radice egoistica dell’egopower. Ad amplificare il fenomeno l’uso delle piattaforme digitali: sono 9,7 milioni gli italiani «compulsivi» nell’uso dei social network (pubblicano di continuo post, foto, video per mostrare a tutti quello che fanno ed esprimere le loro idee), 12,4 milioni sono «pragmatici», cioè li usano per ampliare i propri circuiti relazionali, e 13,2 milioni sono «spettatori», nel senso che con regolarità leggono i post e guardano le foto degli altri, ma intervengono poco o per niente in prima persona.
Il primato dell’egopower uccide i miti: il 90,8% degli italiani non ha modelli a cui ispirarsi e il 49% (il 53,3% tra i più giovani) è convinto che oggi chiunque possa diventare famoso. Ecco l’immaginario collettivo in cui tutti sono divi e famosi o possono diventarlo. Il risultato è che nessuno lo è più.

A prevalere nei consumi è la propensione a comprare i prodotti che soggettivamente fanno stare bene, che consentono al consumatore di dire qualcosa di sé e che lo gratificano nella convinzione che tramite quei consumi agisce per rendere il mondo migliore. Ecco perché crescono prodotti come i “free from”: senza lattosio (+8,5% in valore nel periodo gennaio-agosto 2017-2018 nei punti vendita Conad, di cui +94,3% i formaggi grana), i prodotti con farine benessere a base di cereali superfood (+3,1% nello stesso periodo, di cui la pasta vegetale +30,2% e i biscotti +11,5%), gli integratori (+3,3%, di cui gli antiossidanti +19,5% e le vitamine e i minerali +12,3%). Sono i consumi dell’io che vuole bene a se stesso. Poi a tirare di più sono i prodotti biologici (+8% nello stesso periodo, di cui le bevande +23,8% e l’ortofrutta +17,2%) che, oltre a fare stare bene il consumatore, gli consentono di dire la sua sul mondo e lo gratificano nella convinzione che contribuisce a cambiarlo. Ed è boom anche per i prodotti certificati: i vini Doc e Docg italiani biologici (+27,8% nello stesso periodo) e i vini Igp e Igt italiani biologici (+26,1%), ovvero prodotti iconici della fusione delle logiche «io mi voglio bene» e dell’italianità. Crescono, insomma, i consumi che migliorano la qualità della vita, che fanno raccontare noi stessi e il mondo, che ci convincono che grazie a quei prodotti lo miglioriamo. Se il consumatore attribuisce un alto valore soggettivo al prodotto, perché risponde a sue specifiche esigenze e valori, allora mette mano alla tasca e la spesa aumenta. È il tramonto del consumismo compulsivo anni 80 e 90. E questo non è proprio un male.


by Antonietta Nembri via Vita.it - Ultim'ora - News Feed

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