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Leggere è come lottare

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Prendere le case Il terzo è Prendere le case. Fantasmi del sindacalismo in una città ribelle di Pietro Saitta, Ombre Corte, Verona 2018. U...

Prendere le case

Il terzo è Prendere le case. Fantasmi del sindacalismo in una città ribelle di Pietro Saitta, Ombre Corte, Verona 2018. Uno studio etnografico sull’incontro tra il movimento politico e la popolazione dei “margini”, uniti dalla lotta per il soddisfacimento dei bisogni primari e per la casa. Il sociologo Saitta attraverso lo studio di un sindacato autonomo dedito alla lotta per la casa prova a dare voce ai bisogni di: "una popolazione composta da lavoratori poveri, stagionali e precari, occupati per lo più in edilizia o in servizi di bassa qualifica; esposti a pratiche locali, alcune delle quali egualmente diffuse nel privato così come nel pubblico, consistenti in ritardi indefiniti nell’erogazione dei salari, nelle assunzioni irregolari se non del tutto in nero, oppure nel mancato versamento dei contributi.

Con nuclei familiari, inoltre, che appaiono spesso monoreddito, affollati e costretti a vivere in condizioni abitative inadeguate in ragione delle condizioni fisiche delle dimore (anche quelle di edilizia pubblica) e/o dell’esiguità dello spazio a disposizione dei membri. Una popolazione, infine, posta frequentemente dinanzi al dilemma della spesa; quello, cioè, tra il pagarel’affitto di casa oppure onorare altre spese più impellenti (le bollette, il cibo, i vestiti per i bambini, i medicinali)" (p. 8). Una parte di popolazione eternamente esposta alla marginalità: "tanto intrappolata quanto attivamente coinvolta in relazioni clientelari che costituiscono storicamente un tentativo illusorio di arginare la marginalità, dando corso a “politiche personali”, per lo più aliene sia da idealismi sia da interessi di classe, volte a conseguire briciole di benefici legate al miraggio di sussidi, pensioni, o lavoro per sé o per i propri familiari, facilitazioni nell’ottenimento di licenze edilizie, oppure in un mero scambio economico circoscritto al momento elettorale (voti in cambio di denaro, pasta o altri beni di limitato valore) (p. 8).

Eternamente in bilico tra "lavoro e illegalismi, tra attività sotto-retribuite e reati. E che anzi vede talvolta nel crimine un modo di ridurre la disuguaglianza ed effettuare una ridistribuzione, sottraendo ai benestanti per dare a sé". (p. 8).

Quella di Saitta è "una ricerca in cui la dimensione partecipativa e il coinvolgimento diretto dell’autore nella preparazione e nel compimento delle azioni, così come nelle elaborazioni teoriche e tattiche, legate cioè alla scrittura di comunicati e alle relazioni politiche da intrattenere con le controparti istituzionali, sono state prevalenti. [....] un tentativo di produrre una etnografia fondata sull’azione e sul dettaglio" (p. 16). Si impegna direttamente Saitta, in prima persona, esponendosi alle tensioni e alle lacerazioni della lotta politica per poi " produrre uno studio delle mentalità e dei caratteri di questa strampalata armata che naviga a vista nel disagio metropolitano e cerca di trasformare l’anomia e la disorganizzazione in rivendicazione organizzata di diritti elementari. Un’operazione politica virtualmente rilevante, che, tuttavia, si scontra con la resilienza di certe forme mentali, motivazioni, traumi e tensioni che, sistematicamente, limitano o impediscono l’azione" (p. 17).

Saitta si mette a disposizione della sindacalista autonoma Crepax e insieme a lei esplora i meccanismi interni ed esterni delle pratiche di "liberazione" messe in atto. Pratiche che oscillano tra la microfisica del potere e il desiderio di auto-affermazione e che ripropongono attraverso l'"analisi di una sola biografia" il problema di come organizzare la lotta e il malessere in direzione degli obiettivi praticabili di trasformazione dei rapporti sociali (p. 182). Saitta ci regala un esempio coraggioso di etnografia totale, che svela gli anfratti della città meridionale e le difficoltà di una pratica politica antagonista e popolare nella società contemporanea. La "trasparenza del testo" coinvolge il lettore, i suoi protagonisti e il suo autore in un continuo rimando alle pluralità del senso.

Un archivio per la coscienza sociale collettiva

Condivido il giudizio di Massimo Bontempelli quando afferma che "Le letture non si consigliano, se non ai principianti del leggere. Ognuno deve trovare le proprie letture con l’istinto, che – nel lettore abituato – diventa quasi sempre infallibile". Tuttavia, sommersi come siamo da un immenso accumulo di segni, simboli e prodotti culturali - le cui finalità non sono sempre trasparenti - potrebbe essere utile costruire unarchivio per la coscienza sociale collettiva, una risorsa pubblica, gratuita e facilmente accessibile a tutti, dove attingere a fonti ritenute "socialmente rilevanti" che ci permetta di evitare inutili perdite di tempo e la folle corsa dietro ai simulacri.


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giornale libertà: Leggere è come lottare
Leggere è come lottare
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