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Dieci anni di Convenzione Onu in Italia: tante attese, pochi successi

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Anche se l’adozione da parte dell’Italia della Convenzione ha avviato l’auspicato processo di inclusione della disabilità nel sistema dei d...

Anche se l’adozione da parte dell’Italia della Convenzione ha avviato l’auspicato processo di inclusione della disabilità nel sistema dei diritti umani, la prassi e le esperienze raccolte testimoniano che il cambiamento culturale che sottostà a questo nuovo approccio non è ancora del tutto consolidato ed omogeneo nel nostro Paese. La disabilità continua ad essere un tema piuttosto trascurato dalle agende politiche.

Insomma, effettivamente l’Italia la Convenzione ONU l’ha ratificata ed emerge la volontà di evitare che questo testo rimanga lettera morta, ma riguardo l’applicazione c’è ancora molto da lavorare. In futuro, azioni e misure più concrete devono e possono essere adottate per rimuovere ulteriormente le barriere, creare ambienti e condizioni accessibili e abilitanti e garantire pari opportunità di partecipazione di tutte le persone con disabilità come agenti di cambiamento nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile per il futuro che vogliamo per tutti.

Siamo ancora ai temi generali: si doveva dare una definizione nuova di disabilità, non è stata fatta. Sulla vita indipendente si è fatta una sperimentazione, è uno dei pochi punti su cui c'è stato un investimento: l'indipendenza è il punto di partenza, implica un riformulare le politiche, che spesso non sono indirizzate alla vita indipendente ma alla protezione, all'assistenza e a volte "al parcheggio" delle persone con disabilità. Di scuola si è parlato molto ma ad oggi è stato fatto troppo poco. Sul lavoro anche, la disoccupazione fra persone con disabilità supera l'80% e in questi anni abbiamo perso tantissimi posti di lavoro, la legge 68 se applicata potrebbe dare risposte al 6-7% degli attuali disabili disoccupati, ma non è applicata: non c'è coerenza, non c'è sostegno, non c'è monitoraggio degli inadempienti. Le famiglie Anffas chiedono a gran voce che il Governo prenda alcuni impegni che producano un miglioramento delle condizioni delle persone con disabilità.

La partecipazione delle persone con disabilità

Consci che la piena attuazione del nuovo modello di disabilità richiederà tempi piuttosto lunghi, siamo convinti che solo con la partecipazione delle persone con disabilità e delle loro organizzazioni nei luoghi decisionali e di confronto si possa effettivamente raggiungere la realizzazione dei principi della CRPD.

Qualche passo avanti c’è stato. In Italia le esperienze più innovative nate dalla Convenzione Onu hanno la firma di Anffas, la quale ha fatto proprio senza se e senza ma il paradigma della Convenzione. Dalla ratifica della Convenzione da parte dell’Italia, Anffas si è messa subito all’opera avviando il progetto “Accorciamo le distanze” per la realizzazione un percorso di promozione, semplificazione ed assimilazione dei contenuti e del testo della Convenzione, tale da agevolarne l’apprendimento sia alle persone con disabilità stesse, sia a chi di loro si prende cura come i genitori, i familiari e a chi li rappresenta nel processo di empowerment, con l’obiettivo di determinare concretamente l’avvio del processo di piena inclusione sociale in essa sancito. Grazie a questo progetto Anffas ha redatto la versione in “Facile da leggere e da capire” della Convenzione ONU dei diritti delle persone con disabilità.

Anffas inoltre, ha subito abbracciato la Convenzione ONU dei Diritti delle Persone con Disabilità ri-orientando le proprie linee di azione e adottando il Manifesto di Milano, nella cui definizione le stesse persone con disabilità sono state coinvolte, forti del motto “Nulla su di noi, senza di noi!”: successivamente c’è stata la modifica dello Statuto, che mette la persona con disabilità e la sua Qualità di Vita al centro di ogni azione di Anffas.

A questo è seguito il progetto “Io cittadino” che ha visto la nascita della prima Piattaforma italiana degli autorappresentanti (l’esempio più concreto del cambiamento di approccio), portando in Italia, per la prima volta, la cultura dell’autodeterminazione delle persone con disabilità intellettive le quali, consapevoli dei propri diritti, si mettono in prima linea affinché tali diritti siano rispettati alla pari di qualsiasi altro cittadino. Infine nel 2017 è stato avviato il progetto “Capacity: la legge è eguale per tutti” (concluso il 18 febbraio 2019) per la sperimentazione di modelli innovativi di sostegno al processo decisionale per le persone con disabilità intellettive e del neurosviluppo, come previsto dall’art. 12 della Convenzione ONU (eguale riconoscimento dinanzi alla legge).

*Roberto Speziale è presidente nazionale di Anffas Onlus

Photo by David Pisnoy on Unsplash


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Dieci anni di Convenzione Onu in Italia: tante attese, pochi successi
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