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Luciano Tavazza e il volontariato: dalla memoria al futuro

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Il testo prende in considerazione la figura e l’opera di Tavazza e il suo impegno nel volontariato, fenomeno che in epoca di riforma del ...

Il testo prende in considerazione la figura e l’opera di Tavazza e il suo impegno nel volontariato, fenomeno che in epoca di riforma del Terzo settore e di crisi societaria globale (politica, economica, sociale e culturale) è alle prese con sfide complesse. Nel “dopo Tavazza” il fenomeno si è esteso consolidando la struttura organizzativa, ampliando la platea dei cittadini solidali, differenziata al suo interno per motivazione e approccio, oggi più esperienziale e pragmatico, e rivela una diffusa interazione con le istituzioni pubbliche fin dalla registrazione. Il ruolo di “testimonianza” o di “servizio” delle tante organizzazioni di volontariato non appare nell’attualità ben integrato con quello “politico”, come richiamato da Tavazza, per divenire risorsa di cambiamento, andando alla radice dei problemi e affrontandoli in sinergia o in rete con altre forze - omologhe e non - avanzando soluzioni e condizionando le policy pubbliche con una partecipazione effettiva, nonché suscitando attenzione e consapevolezza in una opinione pubblica disorientata da una informazione politica e mediatica distorsiva e superficiale. La promozione della qualità della vita dei cittadini, a partire dai più deboli e svantaggiati, e oggi in particolare anche l’impegno nella cura dei “beni comuni”, come fattore di partecipazione e aggregazione dei cittadini, qualificano invece il volontariato come soggetto rigenerante la società e la politica, in linea con l’insegnamento di Tavazza.

Il libro di Renato Frisanco (Palombi editori) vuole colmare un vuoto nel riconoscimento della figura e dell’opera di Tavazza, oltre a “restituire” un po' delle conoscenze apprese negli anni in cui ha lavorato al suo fianco nella Fondazione Italiana per il Volontariato. Il suo compito è stato facilitato dalla ricchezza delle fonti documentali e testimoniali che Tavazza ha lasciato con il suo imponente archivio, articolato sui molteplici temi che ha affrontato e approfondito sul volontariato e il Terzo settore, così come in campo pedagogico, sociale ed ecclesiale[1].

La figura di Tavazza emerge anche dalla testimonianza di tante persone con cui ha avuto una interazione significativa per la sua capacità di coinvolgere, valorizzare e impegnare molti giovani del suo tempo, avviandoli spesso in questo settore come studiosi o come dirigenti associativi. Di una parte di essi il libro valorizza la testimonianza.

Non è un contributo finalizzato alla celebrazione nostalgica di Tavazza, ma indotto dal dovere di farlo conoscere ai giovani di oggi che hanno bisogno di maestri che siano anche testimoni di valori e appassionati di idee da cui trarre ispirazione, emulare percorsi ed opere. Per questo la pubblicazione ricostruisce il suo background formativo e la sua spinta motivazionale a partire dall’esperienza della Resistenza, dalla dottrina sociale della Chiesa post-conciliare e dagli articoli 2 e 3 della Costituzione, da lui considerati il riferimento massimo della solidarietà e della sua pratica più organizzata, il volontariato.

Il testo dà la parola a Tavazza, fa da eco al suo pensiero espresso, come già detto, in una produzione ampia di pubblicazioni e relazioni e ripercorre l’esperienza del Movimento per il Volontariato Italiano (Mo.V.I.) precursore di un’azione concertata di forze solidali organizzate per il cambiamento delle politiche di welfare e del Paese e propagatore di una larga diffusione della cittadinanza solidale. Il testo esamina cronologicamente anche le vicende del volontariato del nuovo secolo fino alla legge di Riforma del Terzo settore che non dà sufficiente rilievo all’identità del volontariato come fenomeno organizzato e portatore di una proposta originale.

Dalla pubblicazione emerge il “pensiero lungo” di Tavazza, profeta di un fenomeno moderno di gruppi e di movimenti capaci di confrontarsi con istituzioni pubbliche, altri corpi intermedi e realtà profit. Ha favorito, insieme ad altre importanti figure come Mons. Giovanni Nervo e M.Eletta Martini soprattutto, la legittimazione del volontariato attraverso la legge-quadro, ne ha indicato i valori e i riferimenti ideali, gli obiettivi ad essi coerenti e le mete, senza trascurare i mezzi e la necessaria organizzazione. E operando perché si dotasse di alcuni “attrezzi di lavoro” indispensabili all’azione solidaristica, in primis la formazione, ma anche la progettazione, la comunicazione e la valutazione, da sostenere attraverso apposite agenzie come i Centri di Servizio per il Volontariato che ha prefigurato con l’esperienza della Fondazione Italiana per il Volontariato da lui guidata negli ultimi 10 anni di vita. Il suo merito maggiore è stato forse quello di aver dato al volontariato lo statuto di fenomeno di partecipazione sociale, di “religione civile” in vista del “cambiamento”, parola d’ordine irrinunciabile della sua mission.

La pubblicazione è un viaggio nell’ultimo quarto del secolo scorso per fare esercizio di memoria andando alle radici del pensiero e degli insegnamenti di Tavazza e far riemergere le visioni generali di futuro del volontariato e della società da lui immaginati. Allora il ricordo di ciò che in passato è stato immaginato e sperato rappresenta un serbatoio di possibilità anche per il futuro. Con la voglia di nuovi slanci di un volontariato che guarda avanti perché sempre innestato nei processi sociali e “annuncio di una speranza che cammina e si fa storia”.


[1] L’intero archivio dei suoi scritti sarà reso disponibile da metà novembre sul sito: www.lucianotavazza.it da parte dell’Associazione che porta il suo nome.


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Luciano Tavazza e il volontariato: dalla memoria al futuro
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